Perché proviamo ansia: nostra nemica o nostra alleata?

 

“L’ansia è come una sedia a dondolo:
sei sempre in movimento,
ma non avanzi di un passo.”
Jodi Picoult

 

Da cosa è costituita l’ansia?

L’ansia può essere vissuta come spiacevole, un’emozione che si accompagna a preoccupazioni e a una sensazione di inquietudine.

Frequenti sono i pensieri: “Mio figlio non è ancora tornato, avrà fatto un incidente in macchina?”, “Il mio ragazzo non mi ha ancora scritto, si sarà stancato di me?”, “E se all’esame il professore mi fa una domanda a cui non so rispondere?”, “farò una bella figura al colloquio di lavoro?”, “Faccio fatica a respirare, e se soffoco?”.

Appare evidente come tali pensieri abbiamo un aspetto in comune: l’anticipazione di un pericolo. Essi inducono a sperimentare una attivazione fisiologica, tra cui un aumento della velocità del respiro, un’accelerazione del battito cardiaco, una sensazione di nausea etc.

 

Da dove deriva l’ansia e a cosa serve?

Secondo gli studiosi, gli esseri umani in tutto il mondo hanno ereditato l’ansia dai propri antenati perché funzionale alla sopravvivenza. In passato provare ansia consentiva alla persona di prevenire l’attacco di animali minacciosi o di prevedere condizioni ambientali sfavorevoli; al giorno d’oggi non sono cessati i pericoli, ma sono cambiate le situazioni ansiogene.

Lo scopo di tale emozione è quello di indicare la presenza di una situazione minacciosa e di spronare la persona a rispondervi, attaccando o fuggendo; quindi, l’ansia ha una funzione di “salvavita”.

Inoltre, sperimentare ansia ad un livello ottimale aiuta a ottimizzare la prestazione. A volte si dice: “Mi è salita l’adrenalina e ho risposto bene all’interrogazione”.

 

Cosa fare in caso di ansia?

Se tale emozione non raggiunge livelli eccessivi o persistenti, essa viene considerata funzionale. In questo caso è importante comprendere perché in un dato momento si sperimenta l’ansia e accogliere tale emozione nella propria esperienza interna come un’alleata.